A Verona nuovi importanti ingressi
nelle sale espositive di Palazzo Maffei,
con le opere di alcuni grandi protagonisti dell’arte del dopoguerra
e un nucleo significativo di fotografia contemporanea.
Dal monumentale bronzo “Nudo Seduto” di Alberto Viani
ad “Amoreux avec fleurs et nature morte” di Marc Chagall.
ll 2026 un anno incredibile. Il museo che espone la Collezione Carlon continua ad arricchire la sua offerta, tra bellezza e conoscenza:
dopo le Antichità e le pregevoli opere di Casorati, Hayez,
Giolfino, Dürer e Boccioni, si possono ora ammirare
nuove opere di Chagall, Viani, Licini, Le Parc, Fontana e Basaldella.
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Verona, Palazzo Maffei - settembre 2026
Ci sono temi, periodi, personalità artistiche o movimenti della storia dell’arte che di volta in volta a Palazzo Maffei trovano nuova attenzione e approfondimento grazie all’arricchimento continuo del percorso espositivo e all’arrivo, nelle sale del prestigioso museo veronese, di opere che sanno, a seconda dei casi, di restituzione alla città, di approfondimento di culture e forme d’arte o di emozionate visione di ricercati capolavori.
Con le sue oltre 850 opere, la collezione esposta nel Palazzo di Piazza delle Erbe a Verona continua ad essere sorprendente materia viva, grazie alla passione e alla vivace curiosità del suo artefice Luigi Carlon, con l’ambizione di offrire al pubblico sempre nuove, memorabili esperienze d’arte, bellezza e creatività. Così, dopo l’interessante nucleo di arte dell’Antico Egitto e a una selezione importante di vasi figurati greci e italici che hanno ampliato la collezione delle Antichità; accanto al ritorno a Verona del fondamentale Il sogno del Melograno (1912) di Felice Casorati, a una commovente Vergine in preghiera di Francesco Hayez (1840) e ad alcune preziose opere grafiche di autori diversi - da Dürer a Boccioni con il rarissimo bozzetto preparatorio del dipinto “La Rissa” oggi al MoMA di New York - in questo 2026 le novità continuano, con un affondo nell’arte del dopoguerra e con la proposta anche di un focus di fotografia contemporanea.

Alberto Viani, Nudo seduto
Sono le opere di Viani, Chagall, Licini, Fontana, Le Parc e Basaldella allestite in questi mesi ad aver ulteriormente rafforzato le testimonianze al Museo dell’arte tra la fine degli anni Quaranta e la conclusione del Sessanta, già rappresentata da opere e artisti chiave come Picasso e Magritte, Manzoni, Fontana a Burri, Tancredi e Santomaso, e poi Dorazio, Novelli, Colla, Melotti ecc: un periodo cruciale per l’arte che uscita dal trauma delle guerra deve cercare nuove vie per rispondere a tanti inevitabili interrogativi.
Nello stesso tempo opere che dialogano profondamente con i lavori e le ricerche condotti da tanti altri artisti nei decenni precedenti: da Giorgio De Chirico, Arturo Martini, Joan Mirò a Medardo Rosso e Arp “il patriarca delle moderna scultura”: tutti autori che nelle sale di Palazzo Maffei rendono evidenti i debiti, le trasgressioni e le innovazioni di quegli anni.
Il monumentale Nudo seduto in bronzo di Alberto Viani del 1949, alto circa 125 cm, che ora possiamo ammirare, è tra le sculture con cui l’artista a partire dagli anni Quaranta traduce il corpo femminile in sintesi astratta e sensuale. La superficie liscia ed espansa semplifica armonicamente i volumi generando una nuova forma di classicismo e nello stesso tempo avvia quel processo di “metamorfosi” del corpo in natura simbolica, animale ed organica che connota le opere di Viani in questa fase.
Una scultura di grande importanza e forza espressiva, di un artista che, allievo e assistente di Arturo Martini all’Accademia di Belle Arti a Venezia e frequentatore insieme al pittore Giuseppe Santomaso dello stimolante circolo culturale del Cavallino, guidato da Carlo Cardazzo, comincia in quel contesto
Felice Casorati, Il sogno del Melograno, 1912, olio su tela, Palazzo Maffei
ad avvicinarsi alle correnti d’avanguardia, in particolare al Surrealismo e a Picasso, e a sviluppare quel concetto di metamorfosi che entra definitivamente nella sua arte. Viani stesso, nel 1946, chiarisce le fonti della sua poetica: “in queste cose ci sono tutti i miei amori: c’è il mito e la poesia ermetica – gli idoli e i surrealisti ( Arp, Mirò…) – la Grecia e Picasso”; tutti riferimenti da riscoprire percorrendo le sale del museo della città scaligera diretto da Vanessa Carlon Valerio.
Arcaicità e modernità d’altra parte si fondono nelle opere di Mirko Basaldella, personalità centrale dell’arte del Novecento, e in particolare nel bronzo ora qui esposto, Figura Totemica del 1969, anno della sua morte. Presenze arcane, enigmatiche e mitiche nascono dalla profonda cultura archeologica e ancestrale dell’artista udinese che si traduce in un’iconografia primitiva reinterpretata in chiave novecentesca, con evidenti influssi cubisti e una tensione formale assolutamente moderna, che è testimone delle inquietudini del XX secolo e di un futuro da costruire.
Restando nell’ambito della scultura, accanto alla felice acquisizione da parte del Museo - grazie alla donazione a inizio anno del notaio e amico Pio Salvatore - di Scultura mobile di Julio Le Parc (1962 - 1967), l’artista franco argentino pioniere dell’arte cinetica, scomparso lo scorso maggio, al quale la Tate Modern di Londra sta dedicando una grande mostra internazionale, novità recentissima è l’arrivo di una singolare e importante opera ceramica Senza titolo di Lucio Fontana del 1956.
Dopo che la famosa Testa di Medusa della Collezione Carlon è stata tra i prestiti più ammirati alla mostra sulle sculture ceramiche di Fontana alla Guggenheim di Venezia, e dopo le bellissime opere di Picasso inserite nel percorso, Palazzo Maffei contribuisce a far conoscere ulteriormente i lavori realizzati con questa duttile materia dai due protagonisti dell’arte del Novecento: oggetti solo apparentemente decorativi, come nel caso di questa grandiosa cornice che rientra a pieno nella ricerca plastica più tipica di Fontana, che coinvolge gesto, volume, luce e superficie.
Lasciamo la scultura e, tra i nuovi arrivi, troviamo un altro gigante dell’arte del XX secolo: Marc Chagall.
Sogni, simboli ma anche memoria biografica s’intrecciano nella prezioso foglio a gouache, inchiostro e pastello a cera su carta dell’artista francese Amoreux avec fleurs et nature morte del 1950: un’opera realizzata da Chagall durante gli anni luminosi del dopoguerra trascorsi in Provenza (dopo l’esilio in America), in cui il tema degli amanti diviene simbolo di amore, rinascita e speranza.
Appartenuta allo scrittore americano Arkady Leokum, vicino di casa di Chagall a Vence, l’opera introduce e fa esplodere con straordinaria suggestione i colori pieni e intensi della Provenza e racchiude, nel contempo, i temi cardine dell’immaginario di Chagall: due amanti in un abbraccio intimo, un vibrante e monumentale fascio di fiori e gli elementi di una natura morta che fondono il sogno con la realtà quotidiana.
D’altra parte il 1950 è proprio l’anno in cui Chagall incontra definitivamente Valentina Brodsky, detta Vava, che sposerà nel 1952 e che diventerà la nuova presenza femminile centrale della sua vita, motivando ancor più una meditazione sull’amore come condizione esistenziale (anche se l’evocazione di Bella Rosenfeld, morta a New York nel settembre 1944, non scomparirà mai del tutto dalla sua opera).
E sull’esistenza, sul suo mistero tra inquietudine, libertà e tensione spirituale, riflette anche Osvaldo Licini con il suo Angelo ribelle notturno (1954), olio appartenente al celebre ciclo, emblematico della maturità dell’artista. La figura sospesa immersa in una campitura di colore, incarna una dimensione poetica e visionaria, in cui astrazione e simboli si fondono.
Infine da ricordare anche l’apertura di un nuovo fronte, tra le suggestioni offerte dalla collezione di Palazzo Maffei: defilate ma integranti, collocate nel Teatrino del museo, una serie di opere fotografiche di selezionati protagonisti della scena contemporanea internazionale: esemplari numerati di Jonathan Guaitamacchi, Christo Javašev, Gianni Berengo Gardin, Rober Capa, Mario Giacomelli, Nino Lo Duca, Albet Watson.

Palazzo Maffei non smette di offrire dunque nuove occasioni per lasciarsi affascinare dall’arte in tutte le sue forme, potente e universale linguaggio per rileggere il passato e il presente, tra interrogativi, sperimentazioni, maestria tecnica e nuove visioni.





