John DoeJohn DoeArtwork Title, 2023Artwork Title, 2023Jane SmithJane Smith
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2025
Prezzo su richiesta
olio su lino su tavola
21 × 15 cm (8,19 × 5,85 in)
La ricerca di Alain Urrutia (Bilbao, 1981) si concentra sul rapporto tra immagine, memoria e percezione, attraverso una pratica prevalentemente pittorica che prende spesso avvio da fotografie e immagini preesistenti. Più che riprodurle, l’artista le seleziona, ritaglia e trasforma, costruendo immagini autonome nelle quali la realtà appare filtrata e sospesa.
La sua pittura è caratterizzata da una gamma cromatica ridotta, spesso prossima al bianco e nero, e da sfocature, sovrapposizioni e zone di oscuramento che sottraggono informazioni all’immagine. Questo processo rallenta la lettura e crea una distanza tra ciò che riconosciamo e ciò che effettivamente possiamo comprendere.
La memoria costituisce un elemento centrale della sua pratica: immagini e oggetti vengono isolati dal loro contesto e ricomposti come frammenti di un archivio personale e collettivo. In questo senso, Urrutia indaga la distanza tra realtà e rappresentazione, mostrando come ogni immagine possa essere modificata, reinterpretata e nuovamente investita di significato attraverso lo sguardo.
Alain Urrutia (Bilbao, 1981) vive e lavora a Berlino. Si è laureato presso l’Università dei Paesi Baschi e ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Urrutia ha esposto in importanti musei tra cui il Boston Centre for the Arts, il CA2M di Madrid, l’Artium a Victoria, la Fondazione Juan March, il museo Guggenheim di Bilbao.
Alain Urrutia è interessato allo sguardo lento della realtà che si manifesta mentre dipinge. Il lavoro che ha svolto fino ad oggi è strettamente legato all’idea che nella fotografia la realtà diventa un’immagine che viene successivamente tradotta in un’altra realtà quando viene dipinta.
A suo avviso, l’obiettivo non è riprodurre una fotografia meccanica/digitale in pittura, ma costruire un’immagine pittorica. I dipinti colpiscono per la loro “impenetrabilità emotiva”, possiedono e producono una sorta di silenzio, una dimostrabile mancanza di leggibilità, persino una difficoltà che supera il loro soggetto di per sé. Con questa nozione in mente, rallenta il processo di percezione per consentire percorsi verso nuove interpretazioni da immagini preesistenti, spingendo lo spettatore a mettere in discussione le proprie ipotesi su ciò che sta guardando.