John DoeJohn DoeArtwork Title, 2023Artwork Title, 2023Jane SmithJane Smith
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2026
2500,00 € + IVA
Matita e legno
10 × 5 × 3 cm (3,9 × 1,95 × 1,17 in), Opera composta da 6 elementi, con dimensioni di 10 × 5 × 3 cm cad.
Sei piccole tavole, allineate sulla parete a intervalli regolari. Sono mani quelle che vediamo raffigurate, ma occorre un momento per riconoscerle. Ognuna mostra un frammento ingrandito e deformato, in cui la pelle si avvolge in un movimento a spirale. Toni di rosa, ocra e terra bruciata ruotano intorno a zone di luce e d’ombra, attraversate da improvvise accensioni di azzurro, verde e nero profondo. Da lontano, le opere appaiono come campi di colore; avvicinandosi, i segni si ricompongono in dita, nocche, pieghe del palmo.
Il titolo dell’opera evoca due significati. In fisica, il vettore di Poynting descrive la direzione e l’intensità del flusso di energia elettromagnetica: il percorso della luce. A questo si sovrappone il termine inglese pointing, l’atto dell’indicare, il gesto elementare della mano con cui si dice «guarda» e si orienta l’attenzione di qualcun altro. Le due dimensioni convivono nel lavoro. Le spirali che attraversano la pelle sembrano seguire il movimento di una luce che passa attraverso una lente e si piega; allo stesso tempo, le mani, ridotte a frammenti quasi irriconoscibili, continuano a svolgere la loro funzione primaria: indicare, orientare, dirigere lo sguardo.
La distorsione, elemento ricorrente nel lavoro di Schonenberger, nasce anche dall’impiego di lenti fotografiche e dal digitale inteso non soltanto come strumento, ma come materia dell’immagine. È però anche una questione di percezione e di identità: ciò che vediamo del nostro corpo non coincide mai completamente con ciò che siamo. La mano, che utilizziamo continuamente ma osserviamo raramente, rende particolarmente evidente questa distanza. La pelle è qualcosa che guardiamo dall’esterno e che, allo stesso tempo, abitiamo dall’interno. È questa duplice condizione a attraversare l’intera serie.
Il disegno stesso assume una dimensione epidermica. Gli strati di pigmento, sovrapposti fino a diventare densi e compatti, costruiscono sulla tavola una superficie autonoma: non si limitano a rappresentare la carne, ma ne evocano la consistenza e la grana. I bordi in legno chiaro, lasciati a vista, interrompono questa superficie e ricordano che ogni immagine è anche un oggetto, dotato di uno spessore e di un possibile «dietro».
La serie si muove così tra immagine e corpo, tra percezione e materia.
Kilian Schoenenberger (2002) è nato a Burgdorf (Berna) e ha studiato Belle Arti a Zurigo, in Svizzera. Nell’ambito di questo percorso di studi ha trascorso sei mesi a New York, presso la School of Visual Arts. Attualmente prosegue la sua formazione in Fisica all’Università di Zurigo, spinto dal desiderio di approfondire ulteriormente le interazioni tra queste due discipline.
Ha presentato il suo lavoro in mostre e progetti a Zurigo, New York, Berlino e in altre sedi svizzere, tra cui Open Studios (New York, 2023), Diploma Show (Zurigo, 2024), [protrusions] presso Nellimya Arthouse, Aranno (2025), Born and Absorbed presso the function, Zurigo (2025) e Dada Nu presso Theater am Gleis, Zurigo (2025), dove l’opera è tuttora installata. Nel 2022 ha ricevuto il premio Kunst am Bau per il progetto Map e il premio del concorso internazionale Oneness Project con Generations.