John DoeJohn DoeArtwork Title, 2023Artwork Title, 2023Jane SmithJane Smith
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2025
Prezzo su richiesta
Dati oculari di 39 osservatori, 2.2 secondi di tempo di osservazione. Matita e acrilico su stampa digitale. Carta BFK Rives.
120 × 80 cm (46,8 × 31,2 in)
La pratica artistica di Mariano Sardón nasce dall’interesse per i processi attraverso i quali percepiamo, organizziamo e trasformiamo la realtà in immagine. Al centro della sua ricerca vi è lo sguardo: non inteso semplicemente come atto del vedere, ma come un processo dinamico nel quale luce, movimento, memoria e attenzione concorrono alla costruzione di ciò che riconosciamo come realtà.
In questo percorso Sardón ha sviluppato una collaborazione di lunga durata con il neuroscienziato argentino Mariano Sigman, finalizzata a esplorare il rapporto tra percezione visiva, attività cerebrale e produzione delle immagini. La collaborazione tra artista e scienziato non consiste nella semplice applicazione di strumenti scientifici all’arte, ma nella costruzione di un terreno comune nel quale la ricerca neuroscientifica diventa materia di sperimentazione estetica.
Attraverso sistemi di registrazione dei movimenti oculari, Sardón e Sigman osservano ciò che normalmente rimane invisibile: la traiettoria dello sguardo, i punti di fissazione, la durata dell’attenzione, la velocità dei movimenti oculari. Il gesto apparentemente continuo del vedere viene così scomposto in una successione di dati, micro-eventi e variazioni. Lo sguardo cessa di essere soltanto ciò attraverso cui osserviamo il mondo e diventa esso stesso un oggetto da osservare.
È a partire da questi dati che Sardón costruisce le proprie opere. Informazioni provenienti dal processo percettivo vengono tradotte in linee, campi cromatici, forme, tracce e configurazioni visive. La tecnologia non ha qui la funzione di riprodurre fedelmente ciò che l’occhio vede, ma di rendere visibile il processo attraverso il quale la visione prende forma.
Le opere mettono così in discussione l'idea di un'immagine stabile e definitiva. Ciò che percepiamo come continuo, solido e permanente è il risultato di una rapidissima elaborazione di informazioni: la retina riceve la luce, l'occhio si muove, l'attenzione seleziona, la memoria interviene e il cervello organizza questi elementi in una rappresentazione coerente. L'immagine che chiamiamo realtà è, in questo senso, una costruzione.
Nella ricerca di Sardón, il dato scientifico non rimane dato: viene trasformato. I tracciati dello sguardo diventano materia pittorica; le coordinate del movimento diventano composizione; la registrazione di un processo fisiologico si converte in un'immagine autonoma. È proprio in questo passaggio — dalla misurazione alla forma, dal dato alla percezione, dalla scienza all'esperienza estetica — che si definisce la specificità della sua pratica.
La collaborazione con Mariano Sigman costituisce dunque una componente fondamentale di questo percorso, ma è all'interno della ricerca artistica di Mariano Sardón che questi materiali trovano la loro forma definitiva. La neuroscienza fornisce strumenti, domande e modalità di osservazione; l'arte li rielabora attraverso una pratica che restituisce ai dati la loro dimensione sensibile e ambigua.
Ogni opera diventa così una sorta di paesaggio dello sguardo: una visualizzazione di ciò che accade nell'intervallo infinitesimale tra il mondo che osserviamo e l'immagine che la nostra mente costruisce. Sardón ci invita a guardare non soltanto ciò che vediamo, ma il processo stesso del vedere.
La realtà, nelle sue opere, non appare quindi come qualcosa di immutabile, ma come un evento in continua formazione. Un insieme di dati, movimenti, selezioni e memorie che, per un istante, assume la forma di un'immagine.
Mariano Sardón ha studiato Fisica presso l’Università di Buenos Aires, in Argentina.
Lavora nell’ambito dei nuovi e dei tradizionali media, sviluppando una ricerca all’intersezione tra Arte e Scienza, che comprende la cognizione visiva, la semantica testuale, la visualizzazione dei dati, l’animazione digitale, l’intelligenza artificiale e altri ambiti.
È stato professore e mentore presso il Baikal Institute di Buenos Aires e Madrid.
Nel 2019 ha ricevuto il Premio ARCO per le Arti Elettroniche presso la fiera ARCO. Nel 2012 ha ottenuto il Premio Konex nella categoria Arti Visive, assegnato dalla Fondazione Konex.
Ha tenuto conferenze e workshop presso lo ZKM | Center for Art and Media Karlsruhe, il Centre Pompidou, Ars Electronica e altre istituzioni internazionali.
È stato uno dei primi mentori dell’ArtIficial Intelligent Lab presso l’Ars Electronica Center.
Ha esposto presso il Museum of Latin American Art di Los Angeles; la Galleria Ruth Benzacar, Buenos Aires, 2021; la Fondazione Andreani, Buenos Aires, 2020–2021; Humanizing Technology, Ars Electronica presso la Shenzhen Design Society, 2020; ARCO 2019, Galleria Ruth Benzacar; Galleria Pilar Serra, Madrid, 2018; Galleria Artericambi, Verona, 2018; Artissima 2017, Galleria Artericambi; Immagini di viaggi, The New Pushkin Museum; Viva Arte Viva, 57ª Biennale di Venezia, 2017; Intuitions, Palazzo Fortuny, Venezia, nell’ambito della Biennale di Venezia, 2017; Ars Electronica, Berlino, 2017; Ars Electronica, Linz, 2017, 2016 e 2013; Pushkin Museum, Mosca, 2016; Galleria Ruth Benzacar, 2016, 2012 e 2004; BAPhoto 2017, Galleria Ruth Benzacar; AIPAD Photography Show, Galleria Bryce Wolkowitz, New York, 2014; Pulse Miami Beach, Galleria Bryce Wolkowitz, 2014; 11ª Biennale dell’Avana, 2012; Galleria Bryce Wolkowitz, New York, 2013 e 2007; Fundación PROA, 2013 e 1999; Akademie der Künste, Berlino, 2010; Museo de Arte Moderno de Buenos Aires (MAMBA), 2012, 2010 e 2004; Ars Electronica México, 2010; Fundación Telefónica, Buenos Aires, 2008, e Santiago del Cile, 2011; Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires (MALBA), 2003 e 2005; e numerose altre sedi e istituzioni internazionali.